Il mondo dell’informatica e della tecnologia, si sa, è in continua evoluzione e ciò che consideriamo essere avveniristico oggi, domani potrebbe essere già obsoleto. Così, quando ho letto di un progetto che alcuni studiosi hanno messo in atto presso il MIT, ho pensato che addirittura per il mondo Human Resources e per i candidati, in futuro potrebbero esservi cambiamenti consistenti.

Difatti, recentemente, il Massachusetts Institute of Technology, ha sviluppato un agente conversazionale virtuale (“My Automated Conversation coacH”- MACH) che viene adoperato per la simulazione di colloqui di lavoro al fine di migliorare le prestazioni dell’utente che se ne avvale.

In che termini, però, l’agente virtuale dovrebbe migliorare le prestazioni dell’utente (candidato)?

Dato che la comunicazione non verbale è uno degli aspetti che viene analizzato in sede di colloquio, l’agente virtuale è stato programmato affinché fosse in grado di riconoscere e mettere alla prova le capacità comunicative non verbali (ad esempio la mimica facciale) degli utenti che lo adoperano, così da poter rilevare eventuali deficit comunicativi, emozionali e dettati da stress.
Sembra dunque un processo semplice ma, affinché l’agente virtuale (di sembianze antropomorfe) risultasse credibile, una equipe di studiosi di varie discipline, ha costituito un prototipo che fosse effettivamente in grado di generare espressioni facciali e comportamenti non verbali che risultassero coerenti e contingenti.

L’obiettivo di questo agente conversazionale è proprio quello di riuscire a fornire in tempo reale (processando dunque ogni informazione da lui incamerata in maniera rapida ed efficiente) dei feedback sull’andamento della conversazione e dell’esaminazione.

Per la programmazione di MACH è stato necessario, inoltre, l’intervento di diversi recruiters che fornissero delle coordinate su che tipo di atteggiamento l’agente virtuale dovesse tenere, che genere di domande dovesse effettuare e, anche, che genere di feedback dovesse fornire ai diversi candidati.
Per fare ciò è stato necessario avvalersi di Machine Learning che, colloquio dopo colloquio, integrassero nel loro “sistema” informazioni aggiuntive e migliorative.
Per ottenere dei risultati il più possibile fedeli alla realtà è stato dunque necessario svolgere in primis colloqui reali (con recruiter in carne ed ossa e candidati), videoregistrarli ad insaputa del colloquiato, per poi essere analizzati allo scopo di integrare alcuni aspetti della comunicazione nel modello di programmazione dell’agente virtuale MACH.
Scopo dell’esperimento, secondo il MIT, sarebbe quello di fornire uno strumento utile ai candidati per prepararsi al meglio per colloqui “reali”, avendo quindi, nell’immediato, dei feedback rispetto alla loro performance.

Proprio per tale ragione alla fine della simulazione del colloquio con l’agente virtuale sarà possibile, grazie a questo modello interattivo, visualizzare due diversi feedback: il primo rappresenta un commento sull’interazione complessiva, il secondo, invece, permette all’utente di riguardare il proprio video e vedere come i propri sorrisi, intonazioni, pause e le proprie espressioni facciali cambino durante l’intervista a seconda della propria reazione a domande più o meno complesse, più o meno “scomode”.

Ad oggi questo modello viene utilizzato esclusivamente presso il MIT ma no è da escludere che tra qualche anno, per ognuno di noi, sarà consuetudine avvalersi di simulazioni di questa tipologia per prepararsi al “colloquio della vita”.

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