La rivoluzione digitale è in corso ormai da tempo. Secondo quanto riportato da un recente report di McKinsey entro il 2030 circa 375 milioni di lavoratori nel mondo (circa il 14% della popolazione attiva) saranno coinvolti in processi di digitalizzazione e automazione legati all’adozione di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. Per gli istituiti finanziari e, più in generale, per i vari settori industriali coinvolti in questa trasformazione i maggiori investimenti potrebbero riguardare il capitale umano in termini di formazione e di ricollocamento delle risorse.

La tipologia di profili professionali richiesti dalle aziende cambieranno profondamente, con un impatto sui percorsi di formazione e di carriera degli individui. La survey denota che la trasformazione in atto in questi ultimi anni è paragonabile al massiccio trasferimento di manodopera dall’agricoltura all’industria tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. La differenza sostanziale, rispetto al passato, portata da questa robusta rivoluzione digitale avrà tempi molto più rapidi e condurrà ad una naturale uscita dal mercato dei profili inadeguati e non
sufficientemente skillati.

Il rapporto sempre più stretto fra il mondo digitale e quello finanziario imporrà alle banche di affidarsi a professionisti in grado di garantire un grado di competenze tali da spaziare da un ambiente virtuale ad un altro in qualsiasi momento, in modo da poter soddisfare appieno le esigenze della clientela. I regolamenti in continuo cambiamento e prodotti finanziari in costante trasformazione impongono una costante ottimizzazione delle competenze che assicurino un miglioramento della customer experience, e diano al cliente la possibilità di effettuare operazioni e transazioni sicure anche da remoto.

Questa situazione richiederà uno sforzo notevole nelle economie avanzate per formare e ricollocare milioni di lavoratori. I settori industriali, e in particolare quello finanziario, si stanno attrezzando per affrontare questa nuova sfida. Il challenge potrebbe essere oneroso, soprattutto perché la formazione coprirà solo la metà del gap di talenti generato dalla rivoluzione digitale.

Sarà fondamentale per le istituzioni finanziarie attrarre nuovo capitale umano dall’esterno, reclutando profili dalle università e dai grandi gruppi tecnologici. Un problema quest’ultimo molto serio in banca. Gli istituti di credito dovranno infatti fare un profondo salto culturale per attrarre professionisti da altre aree industriali, come le tlc, l’informatica, fintech e la cybersecurity. Il percorso è appena iniziato ma si prospetta molto tortuoso.

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