Ad oggi possiamo definire la nostra vita come un continuo uso di piattaforme digitali che ci semplificano l’esistenza.
Dobbiamo ascoltare la nostra musica preferita? Abbiamo Spotify.
Dobbiamo vedere una serie tv? Abbiamo Netflix.
Dobbiamo comprare capi di abbigliamento o prodotti di elettronica? Abbiamo Amazon e simili.

Qualsiasi necessità è circoscritta in una specifica piattaforma che ci richiede una grande barriera per la fruizione del servizio stesso, i nostri dati personali. Ad oggi non esiste piattaforma che per funzionare non ci chieda di inserire i nostri dati personali e che non richieda anche l’inserimento di un metodo di pagamento per poter portare a termine gli acquisti più disparati.

Negli anni abbiamo sempre di più perso il valore che diamo ai nostri dati sensibili, siamo sempre più inclini a rilasciare informazioni, dal cosa ci piace mangiare, alla musica, a quali prodotti di elettronica compriamo. Ci sono aziende, anzi mi correggo multinazionali che dell’uso dei dati hanno fatto il loro core business, niente di sbagliato, ma che ovviamente fatturano milioni di euro attraverso i nostri dati.

Ad oggi il digital o anche definita parte online, si combina, confluisce, anche con tutto il mondo offline, perché il modus operandi è sempre lo stesso, scegliamo qualcosa dal grande catalogo online e finiamo con avere un prodotto fisico, reale, tangibile da usare.

Questo discorso vale ancora di più per i dati che si usano nel campo pubblicitario, perché oggi più che mai sta prendendo atto la quarta rivoluzione digitale, ed uno degli strumenti è il DOOH (Digital Out of Home), niente che voi già non conosciate, sicuramente entrate a contatto con loro ogni giorno; anche quando aspettate il bus o il tram o la metro. Il DOOH è una nuova tecnologia che grazie ai dati che noi utenti lasciamo sul web riesce a far apparire sulle pensiline delle fermate dei bus o su qualsiasi struttura simile in città le pubblicità che più possono interessare alle persone vicine, ovvero il target di riferimento in quel perimetro vicino.

Prendiamo un esempio pratico, stiamo aspettando il tram insieme ad altre 6 persone sotto la pensilina della fermata, la tecnologia DOOH analizza gli utenti più vicini a lui e capisce in base ai dati che forniamo attraverso i nostri device quale tipo di pubblicità far apparire sullo schermo. I dati sono uno strumento molto sensibile, possono ovviamente essere di aiuto nel momento in cui questi vengono usati per aiutarci in alcune scelte durante la nostra vita quotidiana, ma l’altro lato della medaglia non è poi così positivo, infatti i dati possono essere anche venduti a aziende terze per i loro scopi di business e proprio per questo che l’Europa dopo lo scandalo Cambridge Analytica ha regolamentato l’uso dei dati con la GDPR (General Data Protection Regulation).

Il mondo digital cresce grazie ai dati che gli utenti forniscono per usufruire dei servizi, quindi bisogna porre molta attenzione a quali dati noi condividiamo con le varie piattaforme.

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