Durante un colloquio di lavoro si pone sempre molta attenzione a linguaggio verbale, cosa dire, quali errori evitare, come presentarsi. Parallelamente riveste altrettanta importanza quello non verbale, dominato dalla gestualità e che, in quanto spesso involontario poiché regolato dall’istinto, a volte può sfuggire al nostro controllo.
In un momento così importante e delicato come quello di un colloquio di lavoro, per quanto la spontaneità sia spesso la strada migliore per risolvere le situazioni, è bene porre attenzione ad una buona gestione del linguaggio non verbale, perché chi ci esamina sarà portato ad analizzare anche questi aspetti per poter ricavare nel minor tempo possibile tutte le informazioni utili sul potenziale candidato, quindi meglio non lasciare niente al caso.

La stretta di mano. Nella nostra cultura convenzionalmente ci si saluta/presenta stringendo la mano al proprio interlocutore. Certamente un colloquio non può fare eccezione. Porgete la mano con cortesia e decisione. La forza ottimale è la stessa che ci mette il vostro interlocutore. La posizione migliore da assumere per trasmettere ricettività e predisposizione all’ascolto. Siate composti e comodi. Composti perché è sempre un segnale di professionalità, attenzione e rispetto del proprio interlocutore. Comodi per evitare di continuare a spostarvi durante il colloquio. Osservate come si siede il selezionatore e sedetevi rivolgendo il corpo e lo sguardo verso di lui.

Attenzione ad evitare braccia incrociate sul petto. Sempre meglio una postura aperta e accogliente. Il momento clou. Utilizzare i gesti per accompagnare quanto stiamo dicendo aiuta l’efficacia della comunicazione. Evitiamo gesti troppo ampi, scomposti o di disturbo visivo o sonoro. Ricordiamoci di guardare in modo diretto il nostro interlocutore e che un viso sorridente aiuta qualunque relazione.

Come si può gestire l’ansia portandola a nostro vantaggio durante un colloquio.
Prima regola: non preoccuparsi dell’ansia. Un candidato che si presenta al colloquio estremamente tranquillo manifesta scarso interesse per quella opportunità di lavoro. Essere emozionati è sano e ci dà la giusta energia per affrontare l’incontro. Un colloquio non è un esame e se anche lo percepite così ricordatevi che l’argomento siete voi stessi.  Non potete non conoscere le risposte. Come possiamo leggere e interpretare segnali di apertura negli occhi o nei gesti di chi ci ha esaminato. Curiamo l’uscita da un colloquio, ringraziando ed eventualmente rinnovando il proprio interesse per la posizione e la propria disponibilità ad altri incontri (se previsti).

Tra i segnali da cogliere propongo di concentrarsi principalmente su uno: il selezionatore che a fine colloquio guarda il CV con fare pensieroso, di solito indica che si è soddisfatti dell’incontro e si sta già pensando ai futuri sviluppi. Può darsi però che il selezionatore sposti mentalmente la sua attenzione su cosa lo aspetta in ufficio, per cui niente paura se non fosse particolarmente loquace nei saluti finali.

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