Patere quam ipse fecisti legem, dicevano saggiamente i latini. Un detto che non si rifà semplicemente allo specifico dell’applicazione del principio della gerarchia delle norme ma che, nel senso comune, parrebbe un monito rivolto a chi millanta se stesso.

Nel mondo della Ricerca & Selezione, questo scenario suonerà usuale all’orecchio degli esperti del settore, poiché capita spesso di imbattersi in candidati che presentano competenze attraenti, innovative e di rara portata ma che non riflettono una reale preparazione.

Questo fenomeno si concentra soprattutto in occasione delle emanazioni di aggiornamenti legislativi, coi contenuti dei quali si entra in contatto solo attraverso corsi o letture e che naturalmente concedono poco tempo per una sperimentazione sul campo. Il risultato è un comportamento concomitante degli intervistati, i quali tendono a focalizzare la propria descrizione attorno alla novità, rischiando allo stesso tempo di svelare una superficiale conoscenza dell’argomento e di oscurare i reali punti di forza maturati nel corso della loro esperienza lavorativa.

Ma se vogliamo parlare di pattern, è necessario contestualizzare il processo decisionale che intraprende il candidato nella proposta delle proprie competenze all’interno di una dimensione cognitiva ampiamente condivisa. A guidare la costruzione delle scelte effettuate nella preparazione di una presentazione relativa al proprio percorso, alla propria carriera e alle proprie capacità, interferiscono una certa quantità di ansia e di desiderio di eccellere nel colloquio, che nella mente si prospetta come una vera e propria performance. Ma non solo. Il processo decisionale è influenzato da una giustapposizione di bias cognitivi che guidano il comportamento, i quali giocano lo scherzo di fuorviare il candidato ad effettuare previsioni distorte a proprio vantaggio al di fuori di una prospettiva oggettiva. Secondo le più recenti valutazioni del Centro di Ricerca Neocogita (2017) è molto comune, ad esempio, che il fenomeno dell’ overconfidence faccia maturare in se stessi la presunzione di essere in grado di governare un argomento per la sola ragione di averne avuto a che fare; è inoltre ricorrente il bias che spinge a sopravvalutare il peso delle evidenze che confermano la bontà delle proprie convinzioni e, al contrario, a sottostimare l’importanza delle prove che la smentiscono.

La più auspicabile delle risposte alla questione è senza dubbio una onesta analisi delle proprie reali competenze, scevra del timore di giudizi e valutazioni. L’ingrediente fondamentale nello sviluppo delle competenze e della crescita personale è l’esperienza, al di sopra di ogni apparenza.

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