Prima di addentrarsi nelle questioni più controverse del mondo dei Biosimilari, e di che tipo di profili si ricercano in questo ramo del farmaceutico, è importante capire cosa sono e come si differenziano dai farmaci detti ‘originator’ o ‘branded’. Per una definizione, ci affidiamo all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) entità di estrema autorevolezza per il settore farmaceutico che definisce un farmaco biosimilare come un farmaco simile ad un farmaco biologico già autorizzato. Si definisce ‘simile’ poiché il principio attivo del prodotto biosimilare è analogo in termini di caratteristiche fisico-chimiche ma non identico a quello del medicinale di riferimento. In teoria, il biosimilare offre un’alternativa al farmaco originator in termini di efficacia clinica e sicurezza sulla base di studi di confronto.

Da questa definizione, si possono già intravedere le possibili problematiche spesso associate a questa tipologia di farmaci. In genere, gli ostacoli a cui spesso il mondo dei biosimilari deve far fronte, sono legati alla loro efficacia e validità. Poiché non sono creati con l’intento di essere superiori rispetto agli originator, molti esperti del settore li percepiscono come copie “fac-simile” dei famosi branded e ne mettono in discussione l’efficacia terapeutica soprattutto in relazione al loro impiego nel trattamento di più patologie.

Nonostante queste problematiche, i biosimilari stanno penetrando sempre più nel mercato sia in Europa che in Italia. Nel nostro paese, l’87% del mercato è presidiato dai farmaci “griffati”, il restante 13% (ovvero €5,1 milioni) è diventato di competenza oramai dei biosimilari. Nello specifico, stando ad alcuni dati del primo trimestre del 2017, l’uso dei biosimilari nell’ultimo anno si è triplicato. A dirlo, il CEO di Quintiles-Ims, Sergio Liberatore e, tra l’altro, con la scadenza di molti brevetti da qui al 2020, il numero possibile di Biosimilari in Italia è destinato a crescere. Tra i primi vantaggi, la riduzione media dei prezzi sia per le strutture sanitarie che per i pazienti e a livello sociale, con conseguente accesso maggiore per più persone ai trattamenti.

Cresce, inoltre, la quantità di aziende che si stanno rivolgendo al biosimilare: Sandoz, spicca ormai da dieci anni unitamente alla più recente presenza di altre big del settore. Tra queste, Boehringer Ingelheim, Amgen, Pfizer, Biogen, Abbvie e Janssen. Un cambio nelle pipeline di queste aziende, e la penetrazione crescente dei biosimilari in Italia, richiede una forte spinta commerciale e di informazione medico-scientifica che possa supportarla.

Per questo motivo, Technical Hunters evidenzia tra i profili più ricercati: il Market Access Manager e il Medical Science Liaison. Nel caso dei biosimilari, è particolarmente importante la sinergia tra questi due ruoli responsabili rispettivamente, nel primo caso dell’accesso del farmaco a livello di fruibilità del mercato, e nel secondo, dal punto di vista dell’informazione medico scientifica per un adeguato utilizzo degli stessi ai fini terapeutici.

Quindi, i candidati ideali per ricoprire i ruoli sopracitati sono risorse già con esperienza nel biosimilare oppure professionisti provenienti dal mondo branded che credono nell’impatto positivo che tale impiego può generare a livello economico, sociale e medico-scientifico.

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