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17 Febbraio 2017

Lo strano caso dell’ICT

Nonostante le ultime stime in merito alle tendenze sulle assunzioni in ambito tecnico siano in rialzo rispetto agli anni della crisi, sicuramente non è possibile parlare di un mercato del lavoro florido come nei primi anni del 2000.
L’ambito tecnico, pur preservando una sua specificità anche in termini di trend, nell’ultimo periodo sta vivendo un paradosso soprattutto per quanto riguarda il settore ICT. Questo infatti, grazie alla velocità di sviluppo delle tecnologie, è sì un mercato più florido ma presenta un problema non da poco: mancano i professionisti.

Il paradosso è palese: come è possibile che in un momento di crisi tantissime aziende siano alla ricerca della stessa tipologia di profili senza esito?
La spiegazione è semplice: le tendenze arrivate dagli USA (IoT, Industria 4.0, big data) hanno catapultato la realtà italiana in un universo tecnologico che non è ancora in grado di fronteggiare. Alle aziende viene imposto di assumere profili che tuttavia non sono pronte ad avere né a ricercare.

Ed ecco quindi spiegate le innumerevoli posizioni aperte in ambito Big Data e IoT senza trascurare la Cyber Security.
Come accennato però spesso le aziende non sanno nemmeno quali competenze cercare.
Come è possibile richiedere 3 – 4 anni di esperienza su un profilo che nel nostro paese non è mai esistito fino al 2015? Da che realtà potrebbero provenire queste persone, e con quali specializzazioni?
Il tema è molto più complesso di quanto possa sembrare. La ricerca di figure con competenze specifiche nell’ambito dei nuovi trend dell’ICT rischia di mettere le aziende in seria difficoltà; questo sia perché mancano percorsi universitari al passo con i tempi e in grado di fornire le competenze necessarie, sia per la difficoltà intrinseca di alcune mansioni (ad esempio il semplice sviluppatore, ruolo che varia notevolmente da azienda ad azienda in base alla tipologia di prodotto e di software utilizzato).
Un ottimo modo – a parere di chi scrive – di risolvere questo paradosso è quella di iniziare a formare le risorse interne sulle nuove tecnologie nonché gli studenti o i neolaureati, tramite la creazione di master o corsi di specializzazione orientati alle nuove frontiere dell’ICT, al fine di allineare le competenze dei candidati alle esigenze delle aziende in evoluzione.
Ma fino a quando questo allineamento non sarà effettivo, l’unica strada percorribile è quella di concentrarsi sull’obiettivo più che sul profilo: di cosa abbiamo bisogno? Perché questa figura ci serve? Qual è il problema da risolvere in azienda?

A questo punto risulta più che mai importante l’apporto di un Head Hunter professionista.
L’Head Hunter infatti, più degli HR delle aziende, ha le idee chiare su cosa il mercato possa offrire in un determinato momento e soprattutto sa quali competenze possano essere effettivamente “realistiche” per un determinato profilo.
Ricollegandoci all’inizio e partendo dal presupposto che vi sia più offerta che domanda, solo l’head hunter è in grado di capire come soddisfare i requisiti per presentare all’azienda il candidato migliore, capendo quali siano le skill necessarie e quali invece possano essere apprese strada facendo.

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