La Ricerca e Sviluppo in Italia

E’ anni che si sente parlare di fuga di cervelli dall’Italia. Quando si parla di questa dinamica si pensa sempre (giustamente) alla ricerca e sviluppo e alle attività ingegneristiche.

Questa tendenza è tutt’ora attiva, le grandi aziende di stampo tecnico e ingegneristico reclamano giovani ingegneri italiani considerati brillanti e preparati (la formazione in Italia è ancora di qualità elevata).

Sempre di più, inoltre, i ragazzi sono disponibili ad andare all’estero spinti da condizioni economiche migliori e dalla prospettiva di poter imparare la lingua inglese e sviluppare carriere internazionali.

Negli ultimi (circa) due anni abbiamo comunque notato come le eccellenze italiane in vari settori siano tronati ad investire sulla ricerca e sviluppo e dando nuove opportunità di crescita ai nuovi neolaureati. Parliamo di settori come la meccanica, basti pensare ai grandi nomi nell’ambito dell’automotive o della componentistica. Aziende leader nelle tecnologie per lo sport o per macchinari industriali. Parliamo di ricerca e sviluppo in ambito meccanico o in ambito elettronico.

Parliamo di settori come la chimica o l’alimentare dove aziende italiane esportano prodotti in tutto il mondo e cercano sempre di formulare nuove soluzioni applicative o nuove tecnologie. In questo caso la formazione preferibile è la chimica o l’ingegneria chimica.

A queste richieste si affiancano anche quelle dalle Start Up ossia le nuove aziende che nascono e negli ultimi anni con idee e tecnologie innovative in vari campi. Si parla soprattutto di informatica ed elettronica. Il mondo ormai è sempre più software o digital e queste logiche pervadono ormai tutti i settori e non solo quello elettronico in senso stretto. Si ricercano ingegneri informatici ed elettronici in grado di sviluppare idee innovative o di applicare tecnologie nuove a settori vetusti (la sicurezza per esempio).

L’Italia è ancora un mondo molto difficile ma si hanno buone idee e menti brillanti siamo ancora un paese innovativo.

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